Menù

W. accolto nel progetto SAI di Manfredonia che "guida" verso il suo percorso di autonomia

E' tornato per ringraziare, per condividere il suo nuovo traguardo raggiunto. Perché prendere la patente di guida può sembrare qualcosa di piccolo, di semplice, ma per un giovane migrante che sta lentamente costruendo il suo percorso di integrazione, rappresenta un nuovo tassello nel suo processo di inclusione e di autonomia. W. Ieri è venuto a Casa dei Diritti di Siponto per dire «grazie» a tutte e tutti coloro che lo hanno sostenuto, che lo hanno aiutato. Lo scorso mese di novembre è uscito dal progetto SAI - Sistema di Accoglienza ed Integrazione - promosso dal Comune di Manfredonia e gestito dalla cooperativa sociale Medtraining.

Era pronto per spiccare il volo, forte anche della sua tenacia e del suo coraggio. La sua storia, infatti, parla di coraggio che ha dovuto anteporre a sofferenza e paura. Per questo, ha dovuto lasciare il suo Paese, il Burkina Faso, per cercare opportunità, diritti e speranza in un altro luogo. W. ha poco più di 30 anni e tanta energia che sta trasferendo a chiunque entra in contatto con lui. Nel periodo di accoglienza nel progetto SAI ha seguito un corso di alfabetizzazione e parla molto bene l'italiano. Lo scorso anno ha anche conseguito la licenza di scuola media, mentre dopo aver superato i quiz è venuto anche il momento degli esami di guida. E adesso che ha preso la patente ha voluto ringraziare le operatrici del progetto SAI.

Autonomia, lavoro, inclusione. W. a Manfredonia, anche grazie al progetto SAI ha riscoperto il gusto per la vita, la bellezza della contaminazione dell'incontro con gli altri. Ha lavorato per un po' di tempo in un supermercato, mentre da quasi un anno lavora in pianta stabile con un’impresa che fa muretti a secco, simbolo storico ed architettonico del nostro territorio. Ed anche se il dolore e la sofferenza per quello che ha dovuto lasciare nel suo Paese sono ferite che non passano facilmente, il suo sguardo è tutto teso verso il futuro, verso un orizzonte migliore. Ed i suoi occhi che si aprono alla felicità sono una testimonianza preziosa del suo percorso di inclusione e di quanto tutti avrebbero bisogno di una seconda possibilità nella vita.
di Emiliano Moccia