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Quando un ricongiungimento famigliare cambia la vita. La storia di K. accolto nel progetto SIPROIMI di Manfredonia

Aspettavano quel momento da più di un anno e mezzo. Aspettavano di abbracciarsi, di stringersi, di guardarsi negli occhi. Perché gli affetti rimasti sospesi per così tanto tempo - in alcuni casi - hanno l'autorizzazione ad andare oltre le norme anti-covid. Perché non è facile resistere a lungo alla lontananza dai propri cari, dalla propria moglie e dal proprio figlio. Lo sa bene K, che qualche giorno ha visto concretizzarsi il suo sogno di ricongiungimento familiare. Burocrazia, Covid, ritardi hanno rallentato la possibilità di potersi ricongiungere con la sua famiglia, che per tutto questo tempo è rimasta in Iraq, nel loro Paese di origine, ad aspettare che la richiesta andasse a buon fine, che arrivasse tutta la documentazione necessaria per iniziare un nuovo viaggio. Un viaggio verso l'Europa, l'Italia, la città di Manfredonia, dove K. aspettava da troppo tempo il loro arrivo.

E' una delle pagine più belle di accoglienza vissute dagli operatori del progetto SIPROIMI - Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati - "Capitanata Solidale" promosso dal Comune di Manfredonia e gestito dalla cooperativa sociale Medtraining di Foggia. Perché grazie al lavoro dell'operatore legale e di tutti gli operatori a K. E alla sua famiglia è stata restituita la speranza, la fiducia di proseguire insieme il loro percorso di integrazione sociale e lavorativa. Del resto, le parole chiave che hanno contraddistinto tutto il percorso che K. ha compiuto dal marzo 2019, quando è arrivato, ad oggi sono quelle che meglio descrivono la funzionalità del progetto: accoglienza, integrazione, autonomia. K. infatti, in tutti questi mesi si è dato da fare per integrarsi al meglio nel tessuto sociale, culturale ed economico della città che lo ha ospitato. Ha frequentato il corso di alfabetizzazione di lingua italiana, ha svolto tirocini formativi presso aziende del territorio, si è sempre dato da fare, senza mai dimenticare la sua vera passione, quella che portava avanti nel Paese che ha dovuto lasciare per ragioni politiche-militari: la ristorazione. L'occasione gli è arrivata grazie alla disponibilità del Caffè Aulisa di Manfredonia.

E' qui che K. prima ha svolto un periodo di tirocinio formativo e poi è stato assunto con regolare contratto di lavoro. K. faceva cornetti, torte, rustici, pizzette e tanto altro ancora, migliorando giorno dopo giorno il suo curriculum da cuoco pasticciere. Adesso è pronto per uscire dal progetto, per camminare in compagnia di sua moglie e di suo figlio di 9 anni, che ha potuto riabbracciare in questi giorni. Dopo il periodo di quarantena cercherà di sfruttare al meglio tutte le competenze acquisite nel settore della ristorazione, perché da quando è stato accolto in "Capitanata Solidale" con un permesso di soggiorno per protezione sussidiaria, aveva solo un obiettivo: ricongiungersi con la sua famiglia. Il giorno è finalmente arrivato, anche se ha dovuto aspettare esattamente un anno dal momento in cui è partita la domanda all'arrivo dei suoi cari. «Ora che c'è la mia famiglia la mia vita ha di nuovo senso» ripete K. il suo nuovo viaggio è iniziato. Ma non è solo e soprattutto sa che può sempre contare sui colleghi che hanno imparato ad apprezzarlo quando ha lavorato presso il Caffè Aulisa e tutti gli operatori del progetto SIPROIMI di Manfredonia.
Emiliano Moccia