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Puglia, l’identikit delle donne che subiscono violenza… dai partner. 21 i Centri Antiviolenza attivi nella regione

Il 91% delle donne che si rivolge ai Centri Antiviolenza presenti nella regione Puglia ha cittadinanza italiana ed è residente prevalentemente nel territorio in cui è ubicato il servizio. La fascia di età prevalente tra le donne che si rivolgono ai centri è quella tra i 30 e i 49 anni (47,3%); significative anche le percentuali delle donne della fascia 18-29 anni (13,9%) e della fascia di età 50-59 anni (14,3%); fa riflettere anche la percentuale, sia pur minima (4,2%) delle donne tra i 60 e i 69 anni che hanno chiesto aiuto ai centri. Rispetto all'anno precedente si registra un aumento percentuale significativo (+ 7%) nella fascia di età compresa tra i 30-39 anni e un decremento in termini percentuali per la fascia di età 18-29 anni (- 5%). Sono alcuni dei dati emersi in occasione della presentazione della rete dei servizi antiviolenza in Puglia.

 Un'occasione per fare il punto sulle azioni di prevenzione e di contrasto alla violenza sulle donne che la Regione Puglia mette in campo da tempo, con un finanziamento complessivo, per quest'anno, di 3,8 milioni di euro cui si aggiungono le risorse dei Piani Sociali di Zona. La presentazione dei numeri e dei dati è avvenuta l'8 marzo, una giornata non casuale perché si celebra la 'Giornata Internazionale della donna' nata per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo.

"In Puglia nel 2016 - ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano - sono 21 i CAV (i Centri AntiViolenza) in possesso dei requisiti previsti dalla normative nazionale e regionale, con una rete attiva in 36 Ambiti Territoriali (su 45). Questo dato fa della Puglia la prima regione italiana per copertura di ambiti mentre il numero dei CAV la colloca tra le regioni italiane più virtuose, insieme con Emilia Romagna (14), Lombardia (21), Piemonte e Toscana (20). Ma la nostra sfida naturalmente va oltre, vogliamo avere  una copertura al 100 per cento degli ambiti territoriali affinchè tutte le donne pugliesi abbiano un luogo dove poter essere ascoltate ed aiutate a diradare il buio che a volte copre questi eventi di violenza".

Tornando ai dati sulle donne che si rivolgono ai CAV, emerge che queste subiscono violenza soprattutto nel contesto domestico e delle relazioni intime. Se si sommano le percentuali delle donne coniugate o conviventi e delle donne separate e divorziate che si sono rivolte ai CAV, si rileva una percentuale complessiva dell'80% che mette in evidenza il contesto 'familiare' della violenza. Fra gli autori della violenza, infatti, figurano prevalentemente il partner e l'ex partner, due tipologie di autori che rappresentano complessivamente il 78,2%. Le tipologie di violenza denunciate confermano l'ordine di prevalenza dell'anno precedente: violenza prevalente è quella fisica, seguita da quella psicologica, dallo stalking, dalla violenza sessuale. La violenza psicologica accompagna tutte le forme di violenza così come, a seguire, quella della violenza economica. La mancanza di lavoro è un problema per molte delle donne che subiscono violenza.

La percentuale delle donne non occupate, delle donne casalinghe e delle studentesse è pari al 59% del totale e mette in evidenza la mancanza di autonomia economica che potrebbe pregiudicare il percorso di fuoriuscita dalla violenza se non si interviene con risposte integrate e globali. Strettissima è la connessione che esiste tra violenza domestica intra familiare agita sulle donne e la violenza assistita da parte di figli minori che aggrava le conseguenze del fenomeno.